Poggi e il Nuovo Piano di Ampliamento della Città di Firenze

Il 18 febbraio 1865 il Comune di Firenze, diventata Capitale del Regno, affidò all’architetto Giuseppe Poggi l’incarico per la realizzazione del Nuovo Piano di Ampliamento della città.

Il piano prevedeva importanti trasformazioni urbane grazie alle quali si diede vita, per la prima volta, ad un vero e organico sistema di verde urbano di respiro europeo, un patrimonio di giardini pubblici destinati e dedicati non solo alle classi privilegiate ma al benessere di tutta la comunità.

Vennero, infatti, risistemate numerose aree verdi che tuttora costituiscono l’ossatura principale della città: il Parco delle Cascine, Piazza Donatello e Piazza Savonarola, Piazza della Libertà e i Pratoni della Zecca Vecchia, ma anche i parterre e i giardini del centro storico, come Piazza d’Azeglio, il Giardino dei Semplici.

In questo programma di risistemazione venne realizzato il belvedere mozzafiato di Piazzale Michelangelo, lo scenografico viale dei Colli e la sistemazione, appunto, delle Rampe e del quartiere di San Niccolò.

Le Rampe: stabilità geomorfologica della collina di San Miniato

Le Rampe furono realizzate dal Poggi tra il 1872 e il 1876.

La loro funzione doveva soprattutto assicurare la stabilità geomorfologica della collina: le pendici avevano bisogno di essere consolidate e rafforzate, i terreni stabilizzati con la realizzazione di cisterne, condotti idrici e scoli per evitare il ristagno delle acque.

Le Rampe: l’acqua, i giardini e una vista mozzafiato sulla città

Alla funzione di consolidamento strutturale e ambientale, si affiancò una composizione architettonica di grande bellezza:

visuali sulla città e architetture da giardino, mosaici, grotte, nicchie e mascheroni, si fondono insieme, tutti accomunati dall’elemento ‘acqua’, che doveva sgorgare dal punto più alto dell’architettura delle Rampe, per poi passare, come elemento costante, agli altri livelli sottostanti.

Progetto promosso da

Fondazione CR Firenze

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